Quello che vi propongo non è una vacanza, né una semplice gita fuori porta:
è un cammino.

Mentre il turista attraversa i luoghi per consumarli, il camminatore si lascia attraversare dalla strada per trasformarsi. Lungo i sentieri che collegano Lucca a Siena, sulla scia di migliaia di pellegrini che nei secoli hanno calpestato questa terra, cercheremo noi stessi.
Il tratto che percorreremo della via Francigena sarà la nostra palestra e il nostro specchio.
Camminare significa, innanzitutto, imparare l’arte dell’essenziale. Ogni passo ci obbligherà a
fare i conti con la fatica, con il caldo, con la sete, con il peso dello zaino e con il ritmo lento del
respiro. È proprio in questo sforzo che
inizieranno a emergere i nostri talenti: la capacità di resistere, il coraggio di tendere la mano a un compagno
in difficoltà, la creatività nel risolvere un imprevisto o la forza di sorridere quando la salita si fa dura, la tenacia
di non arrendersi quando sembra che “non ce la fai più”.
Scoprirete di avere risorse che non immaginavate nemmeno di possedere.
Ma il vero significato di questa esperienza sta nella postura che sceglieremo di avere. Il camminatore non
guarda solo la punta delle sue scarpe; il camminatore guarda l’orizzonte. Impareremo a camminare a testa
alta, non per arroganza, ma per consapevolezza. Cammina a testa alta chi sa quanto vale, chi ha affrontato il
fango e la polvere senza arrendersi e chi riconosce la propria bellezza interiore.
Tornati a casa, questa esperienza potrà essere la vostra bussola: un promemoria costante del fatto che
possiamo abitare il mondo con fierezza. Perché chi ha imparato a conquistare la strada con le proprie gambe,
non avrà più paura di affrontare a viso aperto le sfide che la vita gli porrà davanti.
Zaino in spalla, allora: la meta è Siena, ma il vero traguardo siete voi.
Perché camminare e affrontare un viaggio di questo tipo?

  • È fondamentale riscoprire nel camminare la capacità di ripensare alla propria esistenza, di guardare
    con occhi diversi le cose e il mondo.
  • Camminare per mettersi alla prova: darsi un obiettivo e raggiungerlo;
  • Camminare per affrontare sé stessi, i propri demoni e il silenzio che inevitabilmente in alcuni tratti
    del cammino ti accompagna;
  • Camminare per riscoprire la fatica, che troppo spesso si cerca di evitare: fiacche, dolori alle gambe,
    caldo, freddo, fame, sete, sonno, sporco e la presenza degli altri;
  • Camminare per riscoprire sé stessi, la gioia della soddisfazione, a fine giornate, del percorso
    raggiunto, nonostante tutto;
  • Camminare per voltarsi indietro e rendersi conto di dove si è arrivati, della distanza percorsa anche
    se sembrava impossibile;
  • Camminare per guardare avanti e metterci tutto te stesso per raggiungere quel posto, quella meta,
    disposto ad affrontare quello che sul cammino ti capiterà;
  • Camminare per condividere con gli altri pellegrini un pezzo di strada o della tua vita;
  • Camminare e sentire il profumo dei fiori, i colori della vegetazione, la carezza del vento sul tuo viso
    e il calore del sole sulla tua pelle;
  • Camminare per poterti dire che ce l’hai fatta.
  • Camminare è uno strumento, un mezzo che si può vivere per portare un cambiamento, durante e al
    termine di un percorso che non ti ha fatto solo consumare le suole delle scarpe, ma ti ha
    inevitabilmente messo in discussione nella parte più profonda di te, più intima e difficilmente
    raggiungibile.
  • Camminare a testa alta, perché si, diciamocelo: me lo posso permette


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